Questo articolo del blog esamina il significato della scultura greca antica, che Hegel considerava il coronamento della bellezza artistica, ed esplora il contesto filosofico che ha portato l'unità di contenuto e forma a raggiungere questo apice di bellezza.
La teoria dell'arte di Hegel appartiene alla tipica estetica filosofica, pur contenendo affermazioni ricche e sofisticate su opere specifiche, perché considera la storia dell'arte non come una storia speciale e autosufficiente dello stile, ma come fondata sulla storia universale dello spirito e sulle sue leggi evolutive a livello macro. Egli divide la storia dell'arte in tre fasi chiamate "simbolica", "classica" e "romantica". È importante notare che questi termini sono usati in modo molto diverso dal loro uso comune che denota specifiche scuole artistiche. In altre parole, questi tre termini sono concetti di civiltà con connotazioni regionali, corrispondenti principalmente rispettivamente all'antico Oriente, all'antica Grecia e all'Europa post-medievale. A un livello più profondo, corrispondono alle fasi tipologiche della religione: "religione naturale", "religione artistica" e "religione rivelata". Inoltre, la definizione di queste fasi corrispondenti si basa sul grado di corrispondenza tra il "contenuto" del divino e la sua manifestazione esterna, la "forma". Fondamentalmente, si basa sulla legge generale dello sviluppo intellettuale, che avanza progressivamente verso il pensiero concettuale puro. Inoltre, queste tre categorie si applicano anche ai generi: primo, l'architettura; secondo, la scultura; e terzo, pittura, musica e poesia corrispondono sequenzialmente a ciascuna fase. Attraverso la sua teoria della storia dell'arte combinata con la teoria dei generi, Hegel riconosce la coesistenza di molteplici generi in fasi specifiche della storia, ma limita il genere archetipico corrispondente a ciascuna fase a un genere particolare.
La fase "simbolica" denota uno stato in cui lo spirito umano non ha ancora afferrato consapevolmente l'Assoluto come entità concreta, nutrendo solo un vago desiderio di un "qualcosa" assoluto. Rappresentata dalla religione naturale orientale, questa fase comporta solo un "vagare alla ricerca dell'immagine concreta del divino". Vengono erette strutture imponenti che travolgono i sensi, ma che servono semplicemente come spazi per gli dei. Il luogo effettivo in cui il dio dovrebbe risiedere è invece occupato dalla forma di un oggetto naturale (ad esempio, un leone) che può vagamente esprimere una specifica virtù divina (ad esempio, la "forza"). L'architettura, esemplificata dal tempio, è il genere per eccellenza di questa fase, in cui la realizzazione della bellezza rimane sfuggente poiché un contenuto debole è sopraffatto da una forma imponente.
Nella fase "classica", questa dissonanza tra contenuto e forma viene superata. Gli antichi Greci percepivano chiaramente gli dei come esseri fondamentalmente simili all'uomo. Di conseguenza, l'essere assoluto viene ora presentato non come un oggetto naturale sconosciuto, ma attraverso la rappresentazione diretta di una forma umana tridimensionale. Il genere che rappresenta questa fase è la scultura. Raggiungendo la perfetta unità di contenuto e forma, la scultura greca è considerata l'apice della bellezza, irripetibile. Inoltre, poiché l'arte stessa è l'incarnazione diretta del divino, l'arte di questa fase è già di per sé religione, ed è quindi chiamata "arte-religione".
Tuttavia, l'intelletto umano non si accontenta di questo apice estetico. Vale a dire, l'intelletto supera la fase in cui si crede che l'Assoluto sia un'entità dotata di corpo umano, avanzando verso la religione rivelata che lo considera una pura entità spirituale. Questo inaugura la fase "romantica", in cui l'interiorità spirituale travolge l'esteriorità sensoriale. A partire dalla pittura, che si libera dalla tridimensionalità della scultura, e seguita dalla musica e dalla poesia che diventano generi rappresentativi, l'arte stessa si sviluppa in una direzione che si basa su elementi spirituali piuttosto che sensoriali. Di conseguenza, emerge nuovamente una dissonanza tra contenuto e forma, ma questa fase è qualitativamente distinta dalla fase simbolica. Mentre la fase simbolica era priva di contenuto spirituale propriamente formato, la fase romantica è dominata da contenuti di ordine superiore che non possono essere contenuti dalle forme sensoriali. Inoltre, poiché questa fase rappresenta il punto finale dello spirito e della storia in cui non esiste una nuova fase superiore, tutte le fasi successive possono essere ampiamente definite "romantiche".
Un punto degno di nota è che Hegel segue un modello di transizione che procede nell'ordine di partenza-completamento-declino nella dimensione puramente estetica, e un modello di transizione che procede nell'ordine di partenza-ascesa-completamento nella dimensione fondamentale della storia delle idee. In altre parole, la disposizione sequenziale delle tre fasi è strutturata in modo che l'apice della bellezza artistica si verifichi nella seconda fase della prima dimensione, e l'apice dell'intelletto si verifichi nella terza fase della seconda dimensione. Inoltre, la sua teoria, che armonizza squisitamente questi due modelli apparentemente incompatibili, svolge una duplice funzione. Questa teoria, strutturata in modo che l'apice nella dimensione storico-intellettuale significhi una regressione nella dimensione della bellezza artistica, possiede una potenza onnicomprensiva in grado di spiegare non solo la situazione post-XX secolo in cui la "bruttezza" ha iniziato a essere riconosciuta come un nuovo valore estetico, ma anche il contesto odierno in cui l'intellettualizzazione dell'arte si è approfondita attraverso l'arte concettuale e l'arte digitale. D'altro canto, limita la possibilità che l'arte assolva il compito di presentare l'assoluto all'antica Grecia, concludendo che tale compito debba essere trasferito alla filosofia, il regno intellettuale più elevato. Questa è spesso definita la proposizione della "fine dell'arte" e rimane un problema di consapevolezza significativo nel discorso estetico contemporaneo.